Lingotti d’oro e prestiti d’uso. La banca non fattura ma nel mondo orafo si sospetta usura

Il prestito d’uso è una forma di finanziamento in uso tra gli orafi, la banca cioè consegna lingotti o barre di oro da impiegare all’interno del processo di produzione. Dal contenuto dei contratti proposti dalle banche, l’orafo pagherà solo gli interessi in via posticipata alla scadenza del trimestre solare di riferimento. Il metallo, che resta contabilmente di proprietà della Banca, viene consegnato con la semplice emissione di un documento di trasporto; non essendoci formalmente alcun trasferimento di proprietà, la banca non procede ad alcuna fatturazione.

Federcontribuenti intende informare le imprese dei distretti orafi sulle possibili irregolarità presenti nell’esecuzione dei contratti di prestito d’uso, in particolare sul superamento tassi soglia di usura sugli interessi pagati; servizio di consulenza tramite un’analisi diagnostica con disamina giuridico-legale del contratto e del funzionamento del prestito d’uso; servizio di tutela delle Imprese Orafe, in un quadro di conoscenza complessiva della situazione aziendale e degli affidi, in relazione alle irregolarità riscontrate.

Meccanismo, costi e aspetti giuridico-legale.

Le imprese orafe hanno utilizzato quantitativi significativi di oro puro ”prestato” dalle banche sotto forma di Prestito d’Uso. L’orafo registra nella propria contabilità il solo addebito degli oneri – interessi e commissioni – di questa ATIPICA forma di AFFIDAMENTO.

La quantità di ORO viene rilevata quale “debito in oro”, quindi, secondo quanto previsto in genere in tali contratti predisposti dalle banche, trattasi di oro che rimane di proprietà della BANCA stessa e di conseguenza viene rilevato nei bilanci di esercizio tra i conti d’ordine.

Gli effettivi costi del finanziamento vengono di fatto occultati nella variazione del costo dell’oro e nella variazione del costo della valuta (i lingotti si pagano in USD ma la banca addebita all’impresa il controvalore in EURO) intercorsa tra l’erogazione del finanziamento e la sua restituzione. Tale contratto è pertanto aleatorio, in quanto soggetto a fluttuazioni molto variabili del prezzo del metallo prezioso che nei contratti di prestito più risalenti, quando il prezzo dell’oro era molto basso, ha comportato e continua a comportare un addebito di costi tali da mettere spesso in crisi l’impresa.

Il costo complessivo che le imprese orafe pagano ed hanno pagato per i prestiti d’uso supera di 6 – 7 volte il Tasso Annuo Effettivo Globale di un finanziamento Chirografario.
Esempio reale.

Industria orafa con fatturato annuo: € 6.000.000: ”abbiamo accertato l’ illecito addebito di interessi ed oneri pari ad euro 7.500.000, oltre alla presenza di usura bancaria. Oltre alle opportune iniziative giudiziali anche in sede penale si è predisposta una strategia di rilancio aziendale, su basi totalmente riprogettate e del tutto finalizzata alla tutela della continuità aziendale ed alla rivitalizzazione del core business”.

(Federcontribuenti)

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