“Qui Padova”: finalmente un progetto di social housing. Sarà in via del Commissario

(da ecopolis newsletter)

Una nuova esperienza di Social Housing sta crescendo giorno per giorno alle porte della città, in via del Commissario, zona Crocifisso. Una struttura di grandi dimensioni che ospiterà un polo multifunzionale, in grado di fornire servizi locali e globali, rivolti sia al quartiere che agli ospiti nazionali e stranieri. Verranno creati spazi di coworking, servizi per la ristorazione, aree per lo sport e per lo spettacolo, oltre a 92 unità abitative ad affitto permanente.

Qui Padova, questo il nome dell’ambizioso progetto, dovrebbe essere pronto per l’agosto 2018, ed è bello sottolineare che l’idea di partenza, il cuore del programma, è  prima di tutto quello di offrire una possibilità a chi si trova in una situazione di difficoltà.

Ne abbiamo parlato con Maurizio Trabuio, l’ideatore di questo progetto, già presidente di Città Solare, cooperativa sociale di tipo B, e direttore di Fondazione La Casa.

Maurizio ci ha raccontato con orgoglio la nascita di questo nuovo progetto: nel 2013, dopo anni di ricerche e peripezie varie, l’immobile in questione, inizialmente di proprietà dei Padri Dehoniani, è stato comprato ed ne è stata avviata la progettazione, è stata chiesta e ottenuta la riclassificazione urbanistica, è stato trovato il fondo immobiliare e ad esso è stata venduta una porzione di edificio, mentre l’altra parte è stata tenuta per la cooperativa.

Dunque ora in via del Commissario c’è un grande cantiere aperto, volto da un lato alla costruzione di nuovi appartamenti e dall’altro la ristrutturazione del vecchio stabile. Al piano terra saranno disponibili circa 2000m2 per attività di quartiere e servizi di qualsiasi genere, dall’ambulatorio alla palestra, dalla lavanderia di quartiere alla sala condominiale. Dunque uno spazio di aggregazione sociale che promuove la condivisione e sostenibilità ambientale: scegliere una lavatrice personale di dimensioni ridotte e affidare i grandi bucati alla lavanderia a gettoni è in linea con gli sviluppi sociali attuali, che spingono al risparmio economico ed energetico.

Nella convenzione urbanistica stipulata con il Comune, sono previsti 8 alloggi su 92 riservati a persone segnalate dai servizi sociali del Comune. Gli altri sono tutti a canone concertato in affitto ovvero il canone definito dagli accordi territoriali previsti dalla legge 431 del 98 (quella sostitutiva dell’Equocanone). Si tratta di una cifra più bassa del mercato, definita da una concertazione tra sindacati della proprietà e sindacati dei coinquilini. Il valore sociale di questo progetto è quindi da un lato il canone concertale.

Maurizio però ci tiene molto a sottolineare anche che l’elemento sociale vincente è l’immissione nel mercato di unità abitative nuove e ci spiega che i proprietari immobiliari sono spesso legati al loro immobile da un rapporto affettivo piuttosto che da uno economico. Ora verranno immessi nel mercato appartamenti che, attraverso un bando, verranno dati a chiunque sia in grado di pagarne l’affitto, a prescindere dal colore della pelle, della religione e da qualsiasi altro discrimine.

Importante è l’integrazione di servizi di quartiere: nello stesso cortile ci sarà la palestra, il campetto sportivo, il ristorante popolare e ci sarà Casa a Colori, struttura nata diversi anni fa volta all’accoglienza di chiunque ne abbia bisogno, dallo sfrattato al turista, e gestita ad oggi da più di 30 operatori.

«Social Housing significa fornire alla città di Padova l’opportunità di ringiovanire. Sembra che analisi e ricerche di mercato confermino che una città che ha case nuove in affitto attrae popolazioni giovani!», ci racconta Trabuio. L’elemento decisivo è in effetti sempre la spesa fissa mensile, soprattutto per chi si trova agli albori della propria carriera abitativa. Social Housing in via del commissario significa autobus n. 3 a 200m e centro storico a pochi minuti di stanza: una localizzazione facile, comoda ed economicamente abbordabile per i giovani!!

Voce fuori dal coro, Trabuio ci invita a pensare la casa non come bene ma come servizio: «La speranza è che nel tempo venga meno la necessità di comprare l’abitazione che finisce per essere – secondo le analisi economiche – un elemento di impoverimento sociale: la proprietà della casa impoverisce la nazione».

Condivisibile o meno, quest’ultima osservazione ci offre indubbi spunti di riflessione e c’interroga sulla nostra relazione affettiva con il luogo che abitiamo.

Aspettiamo dunque l’inaugurazione: stay tuned!  ;)

Laura Fasanetto, redazione di ecopolis

http://ecopolis.legambientepadova.it/?p=14817

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