La ‘biblioteca dei ghiacci’ che salvera’ un patrimonio a rischio

Roma, 18 lug. – (AdnKronos) – Dare vita alla prima biblioteca mondiale degli archivi di ghiaccio estratti dai ghiacciai minacciati dal riscaldamento globale. E’ l’obiettivo della prima spedizione che, dal 15 agosto a inizio di settembre, vedra’ una e’quipe internazionale di glaciologi e ingegneri francesi, italiani, russi e americani impegnati sul Col du Dome (4.300m, Monte Bianco) per prelevare le prime carote-patrimonio’.

“Per le prossime decadi o anche i prossimi secoli questo patrimonio ghiacciato avra’ un valore inestimabile: per delle scoperte scientifiche totalmente inedite come per comprendere le evoluzioni ambientali locali. Io sostengo pienamente questo progetto”, dichiara Jean Jouzel, climatologo, vicepresidente della commissione scientifica del Giec dal 2002 al 2015, Premio Nobel per la Pace 2007.

Tre carote di ghiaccio di 130 metri ciascuna saranno estratte e poi calate dall’elicottero a valle e trasportate a Grenoble al Laboratorio di glaciologia e geofisica dell’ambiente (Lgge) dell’Universita’ di Grenoble Alpes e del Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica, garantendo una rigorosa catena del freddo.

Una delle tre carote sara’ analizzata nel 2019 per costituire una base dati a disposizione di tutta la comunita’ scientifica mondiale. Le altre due carote saranno trasportate per nave e veicolo cingolato sugli altipiani antartici, terra di scienza e di pace, nel 2020, dove saranno conservati in tutta sicurezza per molti secoli nella base Concordia gestita dall’Istituto polare francese ‘Paul Emile Victor – e dal suo partner italiano, il Programma Nazionale Ricerche in Antartide (Pnra).

Alla fine, questo patrimonio di decine di carote di ghiaccio sara’ conservato in una grotta scavata sotto la neve a -54 C, il piu’ sicuro e naturale congelatore del mondo. Una seconda missione, piu’ lunga e complessa, si svolgera’ nel 2017 nelle Ande boliviane (ghiacciaio Illimani). Altri paesi sono gia’ candidati per entrare a fare parte del progetto e salvaguardare i loro ghiacciai e quelli a cui hanno accesso: Germania, Austria, Svizzera, Brasile, Stati Uniti, Russia, Cina, Nepal, Canada.

L’idea degli scienziati di creare questo progetto e’ nata osservando l’aumento della temperatura di molti ghiacciai. In 10 anni, la temperatura dei ghiacciai del Col du Dome e dell’Illimani e’ aumentata di 1,5/2 gradi. A questo ritmo, si stima che la loro superficie subira’ episodi di fusione sistematica da qui a qualche anno o decennio. Con questa fusione e con il colare dell’acqua attraverso gli strati di neve sottostanti spariranno per sempre pagine uniche della storia del nostro ambiente.

“Noi siamo l’unica comunita’ scientifica che lavora sul clima e vede sparire una parte dei suoi archivi. Era diventato urgente salvaguardare questo patrimonio per il futuro, come il patrimonio mondiale dei semi conservato allo Spitsbergen”, spiega Je’rome Chappellaz, fondatore francese del progetto, direttore di ricerca del Cnrs che lavora al Lgge. La scienza dei ghiacci, che contribuisce in modo indispensabile alla scienza dell’ambiente e del clima ed e’ cruciale per anticipare meglio il nostro futuro, presto non avra’ piu’ materia prima di qualita’ proveniente dalla aree montane a causa del riscaldamento globale.

“La nostra generazione di scienziati, testimone del riscaldamento globale, ha una grande responsabilita’ verso le generazioni future – aggiunge Carlo Barbante, promotore italiano del progetto, direttore dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche (Idpa-Cnr) e professore all’Universita’ Ca’ Foscari Venezia – Per questo doneremo campioni di ghiaccio provenienti dai piu’ fragili ghiacciai alla comunita’ scientifica dei decenni e dei secoli a venire, quando questi ghiacciai saranno scomparsi o avranno perso la qualita’ dei loro archivi”.

Le istituzioni scientifiche promotrici del progetto (Universita’ di Grenoble Alpes, Cnrs, Ird, Cnr, Universita’ Ca’ Foscari Venezia e Fondazione Universita’ Grenoble Alpes) coinvolgono anche Ipev, Pnra, Insu e la Communaute’ Universite’ Grenoble Alpes. Il progetto contribuisce anche al Programma Idrologico Internazionale dell’Unesco, nel quadro del Programma Internazionale d’Idrologia Ihpviii (2014-2021), dedicato ai cambiamenti delle nevi, dei ghiacciai, dell’acqua e delle risorse idriche.

Questo progetto beneficia delle competenze e degli equipaggiamenti degli organizzazioni promotrici ed e’ sostenuto finanziariamente da donatori privati, senza i quali il progetto non sarebbe nato: la Fondazione Alberto II di Monaco, la societa’ Findus France, Claude Lorius, glaciologo francese pioniere delle perforazioni glaciali, la societa’ Petzl, Aku e la societa’ Pressario. La campagna di raccolta fondi della Fondazione e’ aperta in vista della missione del 2017 in Bolivia.

Il regista francese Luc Jacquet, premio Oscar per “La marcia dei Pinguini” (e biologo, prima di diventare regista) e la sua e’quipe Wild-Touch assicureranno la produzione e la diffusione delle immagini nel seguito del lungometraggio “La glace et le ciel”.

(Adnkronos)

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