Idrovia Padova-mare: più sicurezza e meno inquinamento

Un raggruppamento di comitati territoriali e di associazioni (tra le quali Legambiente Veneto e sei dei suoi circoli) hanno individuato nel completamento dell’idrovia Padova–Venezia, o meglio Padova-Mare, un intervento indispensabile ed urgente innanzitutto per diminuire il rischio idraulico dei territori di pianura che sono attraversati dai fiumi Brenta e Bacchiglione e per offrire, nel contempo, una modalità trasportistica alternativa a quella su gomma in grado di ridurre il grave inquinamento atmosferico che grava sull’intera pianura padana.

In una lettera al Sindaco di Padova vengono denunciati la lentezza e le difficoltà con cui vengono realizzati i bacini di laminazione a monte di Padova, ma anche la loro inadeguatezza a garantire la sicurezza dal rischio idraulico nel caso di fenomeni di piena che interessino contemporaneamente i fiumi Brenta e Bacchiglione, situazione tragicamente verificatasi nel 1966. Per poter diminuire drasticamente questo rischio, come ha dimostrato il prof. Luigi D’Alpaos del dipartimento di ingegneria idraulica dell’Università di Padova in un suo studio del 2006, occorre completare l’idrovia Padova-Mare con una sezione in grado di deviare dal Brenta, all’altezza di Vigonovo, una portata di 400-450 mc/s (valori rivisti negli ultimi anni) da immettere nelle fasi di emergenza nella laguna di Venezia, previe le necessarie opere di controllo e disinquinamento delle acque.

Nella stessa lettera vengono criticate le politiche infrastrutturali attuate dalla Regione che continua a privilegiare la modalità su gomma, la più inquinante e responsabile in Italia del 52% delle emissioni di CO2 in atmosfera. Privilegiare la costruzione di nuove arterie stradali (Romea Commerciale, Nogara-mare, Pedemontana per citarne alcune) anziché pensare alla messa in sicurezza di quelle esistenti significa soltanto consumare inutilmente ulteriore suolo contribuendo alla definitiva messa in pericolo del delicato equilibrio idrologico del nostro territorio o, al massimo, alimentare gli appetiti di qualche imprenditore e politico senza scrupoli, come le recenti cronache giudiziarie venete dimostrano. Vanno invece incrementate le modalità di trasporto meno inquinanti, a cominciare da quella su acqua. Gli estensori dell’appello nell’auspicare che il sistema idroviario sia sviluppato e messo in connessione con il sistema portuale dell’alto e medio Adriatico, il quale a sua volta dovrebbe costituire un porto diffuso in grado di competere con i grandi porti del Mare del Nord, stigmatizzano il fatto che il bando per la stesura del progetto preliminare del completamento dell’idrovia Padova-Venezia limiti il canale idroviario ad un’insufficiente portata di 350 mc/s, non lo inserisca nel sistema idroviario veneto, né preveda che i battelli fluviali, uscendo a mare attraverso la bocca di Chioggia, siano funzionali alla connessione tra l’interporto di Padova ed il futuro porto offshore di Malamocco.

Con tutte queste premesse l’opera assume un carattere di estrema urgenza e, se da un lato si plaude alla nomina del prof. D’Alpaos quale uno dei tre membri che compongono la Commissione Giudicatrice che valuterà gli aspiranti costruttori dell’opera, dall’altro si raccomanda la pronta istituzione di una Conferenza di Servizi a cui partecipino sia le istituzioni coinvolte e sia le associazioni che rappresentano gli interessi collettivi dei cittadini al fine di garantire partecipazione e trasparenza del processo decisorio come previsto dalle norme europee.

a cura di Mauro dal Santo, circolo Legambiente “La Sarmazza”

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