TELECOM E LO SHOPPING FINANZIARIO, LA STORIA SI RIPETE

La vicenda di Telecom di questi giorni non rappresenta certo un fatto isolato ed anomalo nonostante i politici e parte della stampa al loro servizio stiano gridando allo scandalo e alla chiamata alle barricate contro l’invasore straniero.

Ritornando indietro con la memoria, correva l’anno 1992 ed il Governo italiano permise la vendita o meglio la svendita a prezzi stracciati di parte dei capitali sociali delle nostre più importanti società pubbliche (Iri, Eni, Finmeccanica, Enel, ecc…) alle più note Banche d’Affari internazionali (Goldman Sachs, Merryl Linch, JP Morgan, Deutsche Bank, …). All’epoca dei fatti il capo del Governo era Giuliano Amato, quello del prelievo forzoso (6 per mille) sui conti correnti degli italiani nella notte tra il 9 e 10 di luglio 1992, quello dell’innalzamento dell’età pensionabile (lui però attualmente percepisce una pensione di circa 30.000 eur al mese…), quello della minimun tax, quello della patrimoniale delle imprese, quello della svalutazione della lira, e quello della nomina qualche giorno fa a membro della Corte Costituzionale, massimo organo giudiziario (forse come riconoscimento finale per il suo impegno e per la sua emerita attività pro-Italia..). Inoltre, all’epoca dei fatti il Direttore Generale del Tesoro era un certo Mario Draghi, si proprio quel Draghi che ricopre attualmente la carica di Governatore della BCE, soprannominato “Mr. Britannia” per una famosa riunione tenuta tra le Autorità monetarie italiane ed alcune Banche d’Affari “amiche” al largo delle coste italiane sull’omonima nave inglese durante la quale si decisero le sorti e le spartizioni dei “gioielli” pubblici italici. Ed ancora, Governatore di Banca d’Italia che avrebbe dovuto vigilare ed informare i cittadini su fatti di tale importanza, sempre in quel periodo era Azeglio Ciampi il quale, guarda caso, da Presidente della Repubblica qualche anno più tardi, nominò lo stesso Draghi alla reggenza della Banca Centrale italiana.

Si dice che la storia è ciclica ed in parte è vero, lo stiamo sperimentando in questi giorni con la vendita di parte del capitale della finanziaria Telco che controlla Telecom agli spagnoli di Telefonica. Il nostro ligio Presidente del Consiglio, Enrico Letta, si è affrettato a commentare da New York che in fondo non bisogna preoccuparsi molto della vicenda poiché Telecom oramai è una società privata e quindi può decidere in autonomia quali nuovi soci e capitali far affluire, come a dire: “cari cittadini e contribuenti, non impicciatevi più di tanto perché Telecom può fare quello che vuole a patto che cerchi di risanare i debiti..”.

Il problema è che entrambe le aziende telefoniche sono largamente indebitate e presentano gravi perdite in bilancio ma, dunque, da dove arrivano i capitali necessari all’acquisto di Telco/Telecom.. se la società spagnola ha bilanci non proprio in ordine?; inoltre, siamo così sicuri che i cittadini ed i contribuenti italiani non dovrebbero preoccuparsi più di tanto o stare alla finestra a subire passivamente il passaggio in mani straniere di un'altra tra la più grandi, solamente a livello dimensionale, aziende nazionali?.

Dunque vi dimostrerò che i capitali necessari all’acquisto di Telco/Telecom arrivano anche dall’Italia, e dai contribuenti italiani, e dall’Europa; bisogna infatti sapere che i maggiori soci di controllo di Telefonica, che è una public company, sono la Caixa e Banco Bilbao rispettivamente con il 5,013 ed il 5,17%; inoltre bisogna ricordare che la BCE ed il fondo Salva Stati/Salva Banche, ideato e voluto da Draghi, proprio il Mario Draghi dei fatti descritti supra, hanno prestato circa 40 mld di eur a tassi irrisori alle banche spagnole per scongiurarne il default e per sostenere l’economia locale, e queste ora, invece di “girare” le risorse finanziarie fresche alle imprese che stanno morendo, anche a causa della chiusura dei “rubinetti” del credito da parte delle Banche, utilizzano i soldi ottenuti per fare shopping finanziari per proprio tornaconto personale e per fini speculativi.

Quindi Telefonica, con i soldi delle Banche controllanti e con i soldi provenienti dalla BCE, ora si permette di scalare ed acquisire Telco/Telecom italiana. Ma lo sapete da dove provengono i soldi in dotazione al Fondo Salva Stati/Salva Banche..?, ebbene, il capitale dell’organismo finanziario europeo proviene dai versamenti dei singoli Stati aderenti all’Unione Europea; pensate che sotto il Governo Monti l’Italia ha contribuito con un trasferimento equivalente a 46 milardi di euro…; ma andiamo al passo successivo: da dove sono arrivati i 46 miliardi di eur che l’Italia ha versato al Fondo in oggetto?; tali fondi sono stati reperiti attraverso manovre finanziarie, tasse ed imposte aggiuntive (credo che tutti ricordino ancora le manovre “lacrime e sangue” in nome della lotta alla crisi -in questo modo erano giustificate- imposte dall’esecutivo Monti); quindi i sacrifici per il reperimento delle somme necessarie anche a salvare le Banche sono ricaduti sulle spalle dei contribuenti italiani.

Ma vorrei spingermi oltre: credo non tutti sappiano che la BCE ed anche il Fondo Salva Stati/Salva Banche sono organismi privati, autonomi e quindi non di proprietà della Comunità Europea e dei cittadini. Pensate perciò che la BCE possa perseguire esclusivamente fini pubblici e comunitari nelle sue politiche ed azioni strategiche e soprattutto nell’utilizzo di questa mole di miliardi di euro?, e , in caso di rimanenze di risorse finanziarie all’interno del Fondo Salva Stati (qualora i fondi a disposizione non vengano utilizzati in toto), siete convinti possano ritornare agli Stati o ridistribuiti ai cittadini..?.

Per concludere, le banche, gli “amici” delle banche e i politici compiacenti si stanno comperando, come successe anni fa in Italia, società ed immobili di prestigio a prezzi da “saldo” tra l’altro con soldi prestati e addirittura regalati da noi.

In queste ultime ore, per rimanere in tema, il Ministro dell’Economia Saccomanni ha dichiarato che è pronta la manovra per la privatizzazione di immobili del demanio pubblico e la vendita di ulteriori quote di Società italiane (Finmeccanica, Ansaldo Breda, Poste Vita, ecc…) entro fine anno.

Sono pronto a scommettere che i maggiori acquirenti saranno Istituti Bancari italiani ed esteri… Forse l’aumento dell’iva servirà anche a far confluire nuovi denari verso la BCE ed il sistema bancario per lo shopping finanziario…

Fabrizio Zampieri
Economista
[email protected]

Be the first to comment on "TELECOM E LO SHOPPING FINANZIARIO, LA STORIA SI RIPETE"

Leave a comment

Your email address will not be published.


* Questa casella GDPR è richiesta

*

Accetto

*


5 + 3 =

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.